Eccolo lì, finalmente, José Mourinho nel luogo in cui più si sente a suo agio (dopo una sala stampa, anche se finge di non amarle): un campo d’allenamento. Valdebebas: nord di Madrid, otto campi con vista sulla capitale; chi c’è stato assicura che è uno dei centri sportivi più incredibili al mondo. Riparte da qui Mou, cinquanta giorni (più o meno) dopo la finale di Champions vinta a soli pochi chilometri di distanza. Riparte con un primo allenamento in cui mancano molti galacticos (il solo Benzema, sulla cui “galacticheria” ho qualche dubbio) ma in compenso ci sono parecchi canteranos: i ragazzi della primavera del Real che in questi anni le ha buscate, e non poco, da quella del Barça. Mourinho riparte da un posto che assomiglia molto al tetto del mondo del calcio eppure non sono sicuro che (a parte per l’assegno a sei zeri, ovviamente) ci sia da invidiarlo. Di seguito le ragioni.
I media
Finora Mourinho è stato abituato quasi a precedere la fama del club che allenava (il Chelsea è una grande recente e l’Inter aveva da poco ripreso una certa statura, dopo anni davvero bui). Al Real però le cose non saranno così semplici, Mourinho arriva nel club più ricco, vincente e attraente del mondo in cui giocano alcuni dei calciatori più popolari e mediatici del pianeta (Cristiano Ronaldo su tutti, ovvio). Inoltre la Spagna, per tradizione è un paese in cui il calcio parlato esiste ma viene sempre dopo quello giocato; quindi per José sarà molto più dura che in passato avvalersi e far valere la sua vis polemica come strumento tattico/psicologico per condizionare le situazioni e le partite. Sarà molto meno facile mettere il suo personaggio tra l’esterno e la squadra. In generale anche se le sue parole e la sua personalità, proprio considerando la grande cassa di risonanza che offre il Real, avranno ancora più eco; può darsi che, paradossalmente, avranno meno peso. Per ora è solo un’ipotesi, vedremo…
I nemici
Quali saranno i nemici di Mourinho in Spagna è già chiaro, anzi scontato: la gente del Barcelona. Mourinho li odia. Lo hanno scartato a fine anni 90, non lo hanno preso in considerazione quando qualche anno fa gli si è proposto spontaneamente con tanto di presentazione in Power Point delle sue idee, lo hanno annaffiato mentre festeggiava la vittoria in semifinale al Camp Nou. Insomma anche se proprio eliminandoli dalla Champions la sua rivincita in parte se l’è già presa; la vendetta di Mourinho non è che all’inizio. Un problema in più con dei simili nemici é…
…la vittoria del Mondiale
La vittoria della Spagna ai mondiali non rende più semplice il compito di Mourinho; anzi lo complica non poco. Questo per due ragioni: 1) per quanto i madridisti Xabi Alonso, Sergio Ramos e (soprattutto) Casillas abbiano fatto un buon/ottimo mondiale, è innegabile che le firme più importanti sulla coppa sono dei vari Iniesta, Xavi e Villa (ma anche Puyol e – in misura minore – Piqué). Gente del Barça. “Nemici” di Mou che ora sono eroi nazionali con tutti i privilegi e le coccole mediatiche del caso. Degli intoccabili, contro cui la dialettica di Mourinho rischia di andare a sbattere. 2) La vittoria della Spagna in un mondiale partito con molte nazionali d’impronta “mourinhiana” (che poi è un upgrade del “VanGaalismo”) potrebbe rappresentare la definitiva consacrazione del modello Barcelona, che poi è quello che piace più agli spagnoli e qui si apre il terreno per un’ultima ragione di perplessità.
Il gioco
Mourinho è un allenatore perfetto per squadre affamate com’erano il Chelsea, desideroso di legittimare gli investimenti di Abrahamovic, e l’Inter, da 45 anni in astinenza da Champions. Il Real di oggi è sicuramente affamato (non vince la Champions League da 8 anni e nel frattempo gli arcinemici del Barça ne hanno portate a casa ben due) ma non ancora al punto da coltivare nevrosi e mettere da parte la propria arroganza costitutiva; quella per cui “3-0 è un risultato stretto”. Mourinho predica un calcio agli antipodi, rapido nelle ripartenze e attendista; un calcio in cui basta segnare un gol più dell’avversario e non importa come, quello che conta è il risultato non il modo in cui lo ottieni. Mourinho è un re delle panchine ma il suo non è un calcio regale o Real. È vincente ma non conquistador. Anche Capello era così. Vinse una Liga contro un Barça stratosferico, ma giocando peggio di Ronaldo, Giovani & co.. Non bastò e a fine stagione: “arrivederci e gracias”. Mourinho avrà le stesse difficoltà di Capello a far capire che il suo calcio essenziale ma vincente non è per forza meno spettacolare e in più dovrà spiegarlo a un paese in cui ogni singolo tifoso e giornalista avrà impresso indelebilmente il calcio de La Roja come misura di paragone. Il tiki taka vincente calibrato su Iniesta e Xavi: i due ventricoli innestati nel cuore dei “nemici” di Mourinho.
7 Comments
Vedremo.
Però caro Cesare, visto che anche tu sei interista come me..devo dire che a me Mou manca già…a te no?
al di là delle vittorie ottenute è un tipo troppo carismatico, difficile da sostituire…perchè non ha fatto un altro anno ad Appiano e poi arrivederci e grazie?
Detto questo gli auguro le migliori fortune anche se il cambio è sempre rischioso..hai solo quasi da perderci..però Mou è lo special one e saprà cavarsela anche là di sicuro!
Molto bello e stimolante, l’articolo di Cesare Alemanni. Su un paio di cose sono assolutamente d’accordo, su altre meno.
Cominciamo. Mourinho è un allenatore della tipologia “sfidante”. O se preferite, è un tipo da opposizione e non da maggioranza. Al Porto ha funzionato, perché il potere in quel paese è il Benfica. Il Chelsea era una squadra che, prima di lui, aveva vinto solo uno scudetto 50 anni prima. Vero, c’erano i soldi di Abrahamovic ma la nobiltà calcistica in Inghilterra era(ed è tuttora) rappresentata da altre squadre. All’Inter, Mou è arrivato a condurre una squadra appena giunta al potere dopo anni di Milan e Juve. Nei tre casi, la formula ha funzionato.
Il Real è un caso curioso. E’ il simbolo dela potenza per definizione (mediatica, commerciale, governativa ecc.), ma se guardiamo ai risultati è diventata una squadra da opposizione. Non vincono, escono sempre agli ottavi di Champions e il Barca ha preso la leadership. Scenario perfetto per scatenare Mou.
Secondo argomento. Non dimentichiamoci che il campionato spagnolo è da anni una corsa a due. Quindi Jose parte già con il 50% di possibilità di vincere qualcosa. E tatticamente i due tornei sono molto diversi: con un Chievo fai una fatica bestiale, con un Malaga qualsiasi non hai mai problemi.
Terzo punto. La “vecchia guardia” che condizionava lo spogliatoio e metteva pressione agli allenatori è sparita: parlo dei vari Guti e Raul , gente che ti poteva creare problemi.
Quarto punto. Vero che l’ossatura della nazionale era composta da giocatori del Barca. Ma allora facciamoci un’altra domanda: non è che “quelli là” (i catalani) dopo un biennio vissuto a mille all’ora, accuseranno un calo fisico e soprattutto mentale?
Ultimo punto. Jose vince ma le sue squadre non “creano spettacolo”. Tutto vero. A Madrid hanno dimissionato Don Fabio proprio per questo motivo (per prendere Schuster, pensa te…). Però adesso credo che siano stufi di perdere e che siano diventati meno schizzinosi.
Morale. Per me, Mou non sarà un flop. Liga assicurata. Per la Champions, vedremo….
Paolo, il tuo ragionamento è giusto, però è anche vero che a Madrid non basta vincere. O, al meno, non basta vincere la Liga. All’Inter bastava pure, perchè prima di Calciopoli, l’Inter non vinceva la Serie A da… non ricordo quando, ero troppo piccolo
A Madrid ne ha vinte quattro negli ultimi dieci anni. Io vivo a Madrid (a cinque km dal Bernabéu) e ti assicuro che quelli vogliono la Décima Coppa Campioni: la vogliono perchè sono megalomani, la vogliono perchè don Florentino ci ha speso una cifra, la vogliono perchè il Barça ne ha vinte due delle ultime cinque. La Liga l’ha vinta pure Schuster. Per accontentarsi della Liga, dovrebbe anche far giocar bene la squadra, ma lui (come sottolineava Cesare) non lo ha mai fatto e non lo farà. Se vince la Liga ma intanto il Barça lo frega in Champions si fa dura per l’anno prossimo, anche se il suo curriculum (e la buona uscita in caso di esonero) gli garantisce una seconda chance. Ma al secondo anno o vince o don Florentino se ne cerca un altro. Ed è proprio questa la sfida che cerca Mourinho e che lo gasa di più: vincere (la Champions) o morire (= andarsene sconfitto). Il Madrid è imperialismo pure, lo straniero arriva nella capitale col mito dei Galácticos e si ritrova ad odiarli. Io non metto da al meno due anni la camiseta che comprai appena arrivato (nel 2005: tempi di Luxemburgo e di un cuadrado mágico che di magico aveva la capacita di non riuscire neanche ad arrivar secondo), perchè sono tra questi convertiti all’anti-madridismo (e son pure milanista), ma mi sá che con Mourinho le risate degli ultimi anni non me le farò più…..
Non è per sfottere, ma uno che ha fatto vincere la champions all’inter dopo cinquant’anni può tutto. Tutto. Almeno sulla carta.
Menomale che è andato via…
No, a parte tutto, lo rimpiango, tutto sommato. Non rimpiango l’allenatore di quella squadra lì, io rimpiango il Mou “personaggio”: unico nel suo genere, ha dato brio alla Serie A, soprattutto nei giorni feriali con le sue dichiarazioni-show. Insomma, è il personaggio perfetto per questo calcio-business. Di sicuro, in Italia ora si venderanno MOLTI meno giornali: avrà preso pure una barca di soldi (dal petroliere), ma ha fatto girare l’economia italiana, questo è sicuro.
@ciprianomario
Naturalmente il tuo punto di vista è più credibile, poiché vivi a Madrid e conosci dal di dentro la mentalità locale. Piccola parentesi: a me gli spagnoli stavano molto simpatici fino a qualche tempo fa, ora li trovo insopportabili. Un mini boom economico già rientrato, un paio di coppe, un europeo e un mondiale (noi ne abbiamo vinti quattro con due finali) e subito sono lì ad insegnarti il calcio, la vita ecc.
Comunque. E’ vero che l’obiettivo principale resta la Champions, ma Mourinho batterà il chiodo tutto l’anno sui suoi argomenti preferiti: è una questione di dettagli, la possono vincere in 12-13 ecc. Il curriculum lo aiuta: al primo anno di Inter ha portato a casa “solo” il campionato. Ma poi, nel secondo, abbiamo visto tutti quel che è successo. Scommetto una cifra notevole che inizierà a tirare fuori questi argomenti già fra 15 giorni.
Io sono d’accordo con tutti i dubbi sollevati dall’articolo, sono legittimi ma ovviamente anche tutti smentibili.
Quello con cui sono maggiormente d’accordo è l’ultimo, meno sui media: Mourinho sarà Mourinho, ovvero grande personaggio anche in un club enorme come il Madrid.