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Le storie inventate – Altre cose che ho imparato da Holly e Benji, Due fuoriclasse

Qualche settimana fa ho pubblicato la seconda puntata della rubrica Le Storie Inventate; per la precisione, un pezzo dal titolo Cosa ho imparato da Holly e Benji, Due fuoriclasse.
Nel post elencavo, per l’appunto, cinque lezioni di vita e di calcio che ho tratto dalle numerose ore passate davanti a quest’opera di geniale follia nella mia infanzia, Holly e Benji , Due fuoriclasse appunto. Questa settimana il seguito. Teoricamente andrebbe letta solo dopo aver dato quantomeno un occhio alla prima parte, ma chi sono io per dirti cosa fare? Se vuoi leggere prima questa, va bene uguale.

Qui allo Stone Island Football Blog ascoltiamo attentamente i nostri lettori, ed è proprio grazie ad uno di loro se ho avuto la fortuna di scoprire che Holly e Benji è stato trasmesso pure in Palestina, con il titolo di Capitan Majid, cosa che ho immediatamente riciclato come mia scoperta per vantarmi al bar. Ed è proprio per via dei commenti dei lettori a fondo pezzo che mi sono accorto che nella mia prima (per quanto scientificamente scrupolosa) analisi avevo trascurato un paio di elementi, oltre ad averne addirittura toppato qualcuno—e qui colgo l’occasione per cospargermi il capo di cenere e ammettere che, obbiettivamente, Julian Ross era più Cruijff che Van Basten.
Ma, questa volta, prima di tuffarmi in un’altro elenco di life lessons tratte da Captain Tsubasa, ci tengo a rimarcare che una delle cose che mi è più piaciute nella stesura del primo pezzo è stata l’ennesima conferma che internet ha cambiato il mondo. Sembrerà strano, quando a scriverlo è l’autore di un pezzo su un blog, e non vorrei sembrare il matusa che si sorprende del potere della rete, ma ci sono rimasto effettivamente scioccato. Per dire: oltre al già citato, utilissimo sussidiario online di H&B, e all’opera certosina di Marco Duozzo, Wikipedia offre una pagina intitolata “Personaggi di Holly e Benji” che conta ben 162—centosessantadue—brevi biografie su tutti i calciatori, allenatori, e altri personaggi presenti nella serie. Il che mi fa anche penare per i miei poveri colleghi di qualche decennio fa, che non godevano del rapido accesso a informazioni specifiche per la stesura dei loro pezzi, informazioni come la storia dell’infanzia di Carlos Santana, la superstar della nazionale brasiliana. Vorrei provare a parafrasarla, ma penso che sarebbe meglio riportarvela integralmente, in tutta la sua meraviglia:
“Sua madre lo abbandonò quando era ancora in fasce. Fu trovato dai custodi di uno stadio che lo adottarono. Quando morirono i suoi genitori adottivi fu adottato dal signor Bala, un essere ignobile, che lo teneva rinchiuso in una cella e gli faceva fare allenamenti estenuanti. I suoi allenatori poi non gli insegnarono il gioco di squadra ma solo il gioco individuale e in breve Carlos diventò un essere privo dei sentimenti, un cyborg del calcio. Quando Carlos trascinò la nazionale juniores brasiliana alla vittoria del mondiale giovanile svelò durante una conferenza stampa i maltrattamenti subiti e i tifosi circondarono la casa del signor Bala per costringerlo a liberarlo.”
Ho anche scoperto dell’esistenza di tale Natureza, centrocampista verdeoro che è “cresciuto in un villaggio nella giungla del Rio delle Amazzoni, dove ha imparato a giocare a calcio con la natura”. Insomma, roba che dà del gran filo da torcere a Maurizio Milani.
Ed è sempre grazie a Wikipedia che ho avuto una risposta a una domanda che mi ero posto tempo fa. Che è: Sì, anche i calciatori professionisti amavano H&B. Pare infatti che Del Piero, Zidane, Sculli e Nakata abbiano tutti ufficialmente dichiarato che è in gran parte grazie alla ripetuta visione di tiri incrociati, catapulte infernali e tiri dell’aquila se sono poi diventati dei calciatori professionisti. Certo, nel caso di Del Piero e Sculli, parlavano di Holly, Zidane probabilmente parlava di Capitan Majid (o forse del francese Olive et Tom), e Nakata di Captain Tsubasa, ma sempre dello stesso, assurdo cartone animato si tratta. E non nego che mi piace pensare che campioni del loro calibro avevano almeno qualcosa in comune con un bambino di nove anni cresciuto a Milano Nord (cioè io). Ed è proprio dalla gioventù che vorrei cominciare il prossimo paragrafo.

Non tutti i potenziali baby campioni mantengono le promesse


E questo, anche se sembra ovvio a me ora, è quello che ho imparato dalla storia di Danny Mellow. Danny era più giovane dei già giovanissimi protagonisti di H&B, ed era, parole di Mark Landers, “il giocatore col miglior controllo di palla di tutto il Giappone”. Sebbene lo avessi definito come un mezzo-omosessuale nel primo post (stavo solo cercando di ironizzare sullo stretto rapporto tra lui e Landers), Mellow era effettivamente fenomenale, e gran parte dei gol dell’uomo più abbronzato di tutto il Giappone partivano da assist di Mellow. Era un po’ il Pirlo del primo Milan ancelottiano. Fisico, tenace, con un ottimo controllo di palla e una grandissima visione di gioco. Pirlo prima che diventasse la ballerina più lenta del mondo, insomma. Quando Landers lascia la Muppet per la Toho, si porta dietro proprio Danny che, nel terzo campionato, con l’assenza di Landers, riesce comunque a portare la Toho molto avanti, forse fino in finale. Non ricordo.
Però—e questo è il grande però—Mellow non è mai riuscito a diventare titolare fisso in nazionale. Sebbene le sue potenzialità, in gioventù, lasciavano intravedere doti degne di un vero fuoriclasse, Mellow non è mai riuscito veramente a sfondare quell’ultimo muro e consacrarsi campione assoluto. Ve lo ricordate Giovani Dos Santos? Uguaglio. È una delle storie più comuni nel calcio moderno, pieno di “questo è un ‘92, vedrai che fenomeno che diventa”, che poi si scontrano con una serie A piena di 34enni che fanno i modelli per marchi di abbigliamento. A proposito, se vi siete mai chiesti per chi sono fatte quelle pubblicità con i calciatori in mutande, la risposta è da leggere tra le righe del prossimo paragrafo.

Le tifose di calcio sono tutte lesbicheggianti, ma quasi mai lesbiche-lesbiche


I personaggi femminili nell’universo di Holly & Benji erano generalmente divisibili in tre categorie: le femmine di famiglia (madri e sorelle), le fidanzate, e una terza categoria composta esclusivamente dall’unica capocurva ultras donna che il mondo del calcio ricordi: Patricia Gatsby, detta Patty. Le madri (penso a mamma Hutton, Maggie) e le sorelle (penso alla sorellina di Mark Landers), erano abbastanza defilate, e davano il loro supporto ai calciatori solo fino a un certo punto. Ovviamente, Holly voleva diventare un campione per rendere fieri i suoi genitori, e ogni volta che riceveva una lettera dal padre, il capitano di navi mercantili Michael Hutton, la cosa lo spingeva a dare il massimo in campo. E anche Landers voleva diventare una stella per ottenere una borsa di studio per mantenere la famiglia e aiutare la sorella. Però, fondamentalmente, erano entrambi spinti dal desiderio di diventare dei campioni. Soprattutto Holly, che non vedeva l’ora di raggiungere Sedinho in Brasile. Questo mentre, molto probabilmente, Sedinho si era fatto una tresca con mamma Maggie. Pensaci: erano sempre al campo assieme, e il padre non c’era mai. Ma sto divagando.

Per quanto riguarda le fidanzate, si meriterebbero un pezzo tutto per loro, dalla devota di Julian Ross che pregava per il suo debole cuoricino, alla fidanzata di Callaghan che gli aveva confezionato la inseparabile fascia. Ma qui non c’è spazio. Spero che possa essere uno spunto nella sezione commenti a fine pagina.
Rimane Patty. Patty ha subito una forte evoluzione nell’arco narrativo di H&B. All’inizio era una bulletta maschiaccia e violenta (crypto-lesbica, per citare il commento di Sara all’ultimo post) che era un po’ innamorata di Holly ma che non l’avrebbe MAI ammesso. Il tipo di ragazza che si considerava “una dei boys”, al punto da vestirsi con l’uniforme scolastica maschile. E sebbene un osservatore poco attento potrebbe chiaramente definirla una closet-lesbica, Patty in realtà rappresenta con sconcertante accuratezza il prototipo di tifosa femminile. Quella che beve la birra e guarda la partita con i tuoi amici e che è a suo agio con i maschi, ma che, alla fine della fiera, non è gay. Generalmente parlando sono sorelle minori cresciute in famiglie con tanti fratelli maschi. E infatti, alla fine della serie, Patty si sposa con l’amato Holly, ma non prima di, come ci fa notare il buon Duozzo, averlo difeso da tutto e tutti, lavato la maglia, preparato i panini ogni giorno, medicato le ferite, e seguito in trasferta per anni e anni e anni e anni e anni e anni. E anche, fondamentalmente, dopo aver buttato l’uniforme maschile ed aver abbracciato il suo lato più femminile. Perché c’è un limite a tutto.

Il gioco di squadra è importante, ma senza i fuoriclasse alla fine non vinci aka Il calciatore eroe


Parlando di limiti, uno dei grandi limiti del calcio e della vita che i saggi creatori di H&B hanno voluto impartirmi da piccolo è il seguente: anche se la tua squadra gioca il miglior gioco di squadra di tutto il Giappone, se non hai il campione che rompe il meccanismo con un tiro dell’aquila o una rovesciata infuocata, non vinci il campionato. Che detta così sembra una cazzata, ma è vero. E ovviamente, sto pensando al grande Philip Callaghan, umile capitano della Flynet, chiaramente un esempio di virtuoso calcio totale, che però non riesce a battere Muppet e Newppy per la mancanza del grande fuoriclasse che si inventa la giocata, quello alla Hutton / Landers.
Callaghan era anche un esempio lampante (assieme ad altri personaggi complessi, come Julian Ross e Roberto Sedinho) della visione dei creatori di H&B (ed ergo poi anche di quella di milioni di ragazzi nel mondo) del calciatore come eroe. Il fiero e umile Callaghan, per sua stessa ammissione, non era tecnicamente forte quanto i migliori, e quindi cosa fa? Chiaro: va ad allenarsi tutti i giorni fino a tarda notte, sotto la neve, per migliorarsi. E fa giocare la sua squadra con più gioco di squadra e meno individualismo. Insomma: un eroe. Umile, costante, onesto, forte, conscio dei suoi limiti, fiero. Anche Ross aveva un che di eroico, per non parlare di Sedinho, che è arrivato al punto da volersi suicidare quando una malattia alla vista gli ha reso impossibile il proseguimento della carriera professionistica. Anzi, è proprio quando il padre di Hutton salva Sedinho dal suo tentato suicidio al porto che Sedinho decide di sdebitarsi con lui, allenando suo figlio gratis. Cosa che non ha molto senso. Ma poco ha senso nell’arte. A proposito di arte:

Il calcio è meglio dell’arte


Questa massima di vita la applico ogni qualvolta sono indeciso tra il recarmi ad un’apertura di una mostra di arte contemporanea o il tornare di corsa a casa dopo il lavoro per vedere una bella partita di Champions League.
L’ho imparata anni fa, quando uno dei miei calciatori preferiti, l’adorabile e talentuosissimo Tom Becker, ha dovuto lasciare la Newppy, e quindi il mio teleschermo, per seguire il padre pittore in giro per Francia e Italia. Padre, tra l’altro, squattrinato, dato che Becker si manteneva—e qui ascoltatemi bene—facendo spettacoli di palleggio per strada. Ergo: abbasso l’arte, viva il calcio.

Il clutch factor esiste in tutti gli sport aka Non perdere la testa cretino


Questa è un appunto tecnico che ho veramente, onestamente imparato guardando Holly e Benji, e che mi disturba notevolmente. Mi spiego: oltre ad essere appassionato di calcio, sono anche appassionato di NBA. È puro spettacolo ed è divertentissima. Ora, nell’NBA esiste un concetto che nel calcio, almeno qui da noi, non si usa. La parola che usano in America è clutch. Il clutch, letteralmente, è la marcia, quella delle automobili. Applicata all’NBA, l’offensive clutch è la capacità di un giocatore di attaccare bene e fare tanti canestri a fine partita, negli ultimi minuti del quarto quarto, quando i punti contano molto. La defensive clutch è la stessa cosa, ma al contrario. Ad esempio, è la capacità di stoppare l’ultimo tiro della gara. Insomma, il clutch è la capacità di esserci quando conta, di non cagarsi addosso nei momenti difficili, e di dare il meglio di sé quando la situazione è tesa e la pressione è tanta. L’uomo più agile del mondo, Kobe Bryant, ha un clutch come pochi nella storia del basket, ed è anche per questo che è uno dei più grandi di sempre.
Ora, Holly & Benji mi ha insegnato questa cosa, in maniera basilare. E quindi so che esiste anche nel calcio—basti vedere Ibrahimovic che non segna mai in nazionale e nelle partite importanti, e l’esempio contrario, cioè quel Seedorf che segna solo nei momenti in cui può far vincere una partita all’ultimo minuto, o in Champions, o nei derby. Per qualche ragione, io l’ho imparato con la storia di Teo Sellers, il gigante portiere della Norkfolk, che sembra calmo e pacato per tutta la gara, ma poi perde violentemente le staffe quando Holly gli insacca alle sue spalle il pallone dell’1-1, permettendo che la Newppy ne segni altri 4 e facendosi espellere, tutto in pochi minuti. Teo Sellers aveva un pessimo clutch, mentre il clutch di Holly era eccezionale. Anzi, è probabilmente il calciatore che nella storia del calcio—inventato e non—è riuscito a segnare più gol decisivi all’ultimo minuto della storia dell’intero universo. Praticamente, la Newppy ha vinto il 95% delle sue partite all’ultimo minuto. Cosa che Sconcerti -o un tempo Tosatti – metterebbe così: “Se si eliminasse la Zona Cesarini, la Newppy avrebbe ben 49 punti in meno a fine stagione. Non sto accusando, sto solo presentando dei numeri. I numeri non mentono. Inoltre, se non si giocasse mai il sabato, la Roma avrebbe vinto due partite in meno, mentre il Palermo non ne avrebbe perse ben sette. Come giudicare questi dati, che sono fatti?” Roba che mi interessa meno persino di quando la gente mi racconta i propri sogni. Colgo quindi l’occasione per chiedere ai nostri giornalisti sportivi di utilizzare più termini tratti dall’NBA, come il clutch e l’espressione “He’s on fire!” quando un giocatore “è in giornata”. Propongo “È infiammato!”. Sono termini e concetti sportivi universalmente validi e sarei contento di sentire parlare più spesso di queste cose. Meno statistiche, più termini cestistici. Grazie.

Il tempo e lo spazio sono relativi


L’ultimo punto è semplice e universale. La lunghezza di una partita di calcio nell’universo di Holly e Benji (a volte più di venti puntate di mezz’ora), e la lunghezza fisica dei suoi campi da calcio (talmente lunghi da risentire della curvatura del pianeta Terra) sono una prova lampante che Einstein ha ragione e che, per inferenza, facciamo tutti parte della stessa coscienza; l’Io interiore è una superstruttura costruita dal nostro cervello per impedirci di apprendere ogni cosa allo stesso tempo, e il tempo e lo spazio esistono solo nella nostra percezione. Ma quest’ultima lezioncina, a dire il vero, non l’ho imparata da Holly e Benj, sto scherzando. L’ho imparata dopo essermi calato il primo acido.


28 Comments

  1. Emanuele
    Posted April 6, 2010 at 11:48 am | Permalink

    Caro Tim… sei un fiume di parole! Nel senso che, sì, scrivi bene… ma secondo me tutte queste divagazioni appesantiscono di parecchio il pezzo: un po’ come il tuo “amato” Sconcerti (e Tosatti) che sicuramente avrebbero da ridire con Holly ma poi, alla fine, loderebbero il vincitore! ;)

  2. Lil P
    Posted April 6, 2010 at 2:24 pm | Permalink

    Che bomba!

  3. Félix
    Posted April 6, 2010 at 4:30 pm | Permalink

    Ho letto tutto d’un fiato i due pezzi e, sí, mi sono emozionato, lo ammetto. Sono del 1983 ed anch’io da piccolo ho provato a realizzare la catapulta infernale o a battere dal centro e cercare di arrivare in porta con un’azione a due come facevano Holly e Tom. Per quanto riguarda i personaggi, anch’io ero (sono) un superfan di Julian Ross, il miglior giocatore senza ombra di dubbio di tutto il cartone. Mentre vorrei spezzare una lancia a favore di Danny Mellow: nonostante uno sviluppo fuori dal normale (in tre anni la testa, da tonda, diventa squadrata come quella degli altri), si dimostra, durante tutto il cartone, il miglior uomo-squadra; sa che il suo ruolo è subordinato a quello di Mark, ma sa prendere in mano l’intera squadra nel momento del bisogno. Iniesta è uno che mi ricorda Danny Mellow (e non il contrario, Danny è più vecchio di Iniesta). Quanto all’argomento nazionale giapponese, beh, Tom giocava perché era l’amico (quanto meno metrosessuale) di Holly. Danny, purtroppo era l’amico di Mark. Holly contava più di Mark (infatti Holly aveva il 10 e Mark aveva dovuto ripiegare sul 9, numero comunque più consono alle sue caratteristiche). Risultato: Tom titolare al posto di Danny. Grazie ancora all’autore di questi post, starei giorni a dibattere su Holly e Benji (anch’io mi ero già letto tutta la pagina di Wikipedia). Mi scuso per la lunghezza del post, ma Holly e Benji mi provoca questo effetto.

  4. Posted April 6, 2010 at 5:28 pm | Permalink

    Ma è vero che nella serie originale giapponese l’amica di Julian Ross si concede sessualmente ad Holly per convincerlo a giocare male nella semifinale contro la Mambo FC e far vincere il campionato a Julian dato che è l’ultimo che potrà giocare esssendo moribondo???

  5. KleRoi
    Posted April 6, 2010 at 5:32 pm | Permalink

    haha grande! super articolo, riporta indietro nel tempo..

    un appassionato di H&B ed NBA

  6. Gangelo
    Posted April 6, 2010 at 9:33 pm | Permalink

    Bel post. Mi ha riportato alla mente cose che non mi ricordavo piú. Peró mi ricordo che ovviamente anche noi ad allenamento abbiamo provato la catapulta infernale con ovvio scarso successo.
    Per un discorso piú scientifico sulle dimensioni del campo e sulle prestazioni fisiche dei giocatori rimando a questo post che ho trovato una volta http://internazionalesocialista.forumfree.it/?t=21417269

  7. Matteo
    Posted April 6, 2010 at 9:54 pm | Permalink

    I due post su H&B sono assolutamente strepitosi, complimenti! Starei ore a fare le pagelle su ogni singolo calciatore di questo cartoon cult!
    Mi limito a darti il mio subalterno preferito (visto che il mio idolo era Mark): Johnny Mason una delle due ali della Newppy secondo me un gregario importante, elegante e di sostanza. Uno che ha messo molti assist sui piedi del ragazzino d’oro Holly.
    Ciao e ancora complimenti!

  8. Migliu
    Posted April 6, 2010 at 10:26 pm | Permalink

    X Paolo:
    No, ho letto il fumetto di Holly e Benji (Captain Tsubasa in originale) dall’ inzio alla fine e lei gli chiede solo di farlo vincere perchè ha il cuore malato e Holly rifiuta senza pensarci 2 volte, nessuna proposta di sesso. Ma chi te l’ha detto?!
    E comunque Ross non è moribondo, continua a giocare anche dopo il liceo dato che si opera e supera la malattia ma dato che è dovuto rimanere fermo moltissimo non riesce a ritornare a fare la differenza come un tempo e perciò deve rimanere a giocare in giappone mentre gli altri fuoriclasse della sua generazione emigrano in europa(Holly nel Barça, Mark nella Juve e Benji nell’ Amburgo)

  9. a.
    Posted April 7, 2010 at 10:30 am | Permalink

    sicuri che patty e holly si sposino?

  10. kabe
    Posted April 7, 2010 at 12:09 pm | Permalink

    GRANDISSIMO!
    l’ultima foto é del campo a Monaco di Baviera (purtroppo non c’é piú, c’era solo per i mondiali…)
    ho provato anche a giocarci… ma nada!

  11. fede
    Posted April 7, 2010 at 1:15 pm | Permalink

    @ a.
    si si sposano: è la scena conclusiva del manga, volume 55

    cmq non si puo non citare il grande ESPADAS, portiere messicano che altro non è che il grande Jorge Campos, che giocava sia in porta che in attacco

    E il mitico AOI, il giapponesino che sfonda nell’Inter e conquista la nazionale

    Tra l’altro nel manga, soprattutto negli ultimi volumi, vengono citati anche diversi calciatori veri, fra cui l’italiano Baggio.

  12. Cesare
    Posted April 7, 2010 at 1:27 pm | Permalink

    beh, se per questo e se non ricordo male nel cartone a un certo punto si vede Platini. qualcuno conferma?

  13. Dirk
    Posted April 7, 2010 at 1:36 pm | Permalink

    Spacca! H&B sono i migliori

  14. Mitch
    Posted April 7, 2010 at 1:39 pm | Permalink

    scusa ma io ero troppo impegnata a guardare sailor moon

  15. filippo crosta
    Posted April 7, 2010 at 1:44 pm | Permalink

    ho sempre trovato holly e benji nonché mila e shiro angoscianti per tutti quei momenti razzo con palla sospesa immobile sullo schermo. ansia.

  16. Nicola
    Posted April 7, 2010 at 1:59 pm | Permalink

    E’ stato veramente divertente leggere questi post, mi sono venuti in mente tutta una serie enorme di ricordi legati a H&B, e poi è sempre bello e sorprendente vedere in quante persone, distanti nel tempo e nello spazio, hanno condiviso certi pensieri, ragionamenti ed emozioni. Non voglio citare nessun episodio particolare, ce ne sarebbero troppi e molti sono stati già meravigliosamente descritti (fantastica davvero la citazione della marcatura sulla traversa!!!), ma voglio aggiungere una mia osservazione sul cartone.

    Io di cartoni animati giapponesi, di sport e no, ne ho visti parecchi, ma la caratteristica veramente unica che ha reso speciale H&B era che, per la prima volta, il protagonista del cartone (sportivo), Holly ovviamente, non era vessato dalla sorte.

    Insomma, non era il solito ragazzino povero, costretto da duri allenamenti con la neve alle ginocchia, in una famiglia difficile o sottoposto a continue privazioni o umiliazioni, e che combatte una guerra eroica (tipo Mark, che invece riprende molto gli stereotipi fino allora).

    Per la prima volta il protagonista sta in una bella famiglia, è il migliore, è fondamentalmente felice e sorridente, è il capo indiscusso e positivo, certo affronta degli avversari, ma il suo ottimismo e il sorriso non gli mancano mai. E’ stato il primo personaggio davvero solare. E’ questo conferiva una nuova, diversa visione delle cose.

    Davvero mitico

    Ciao

  17. Amilcare
    Posted April 7, 2010 at 2:22 pm | Permalink

    Mi permetto di ricordare anche il grande Bob Denver, il gigante muto della difesa.
    Alto 1 e 90, coi capelli brizzolati a 10 anni (il suo look ricorda un po’ quello di Maurizio Belpietro) e con chissà quanti problemi ormonali alle spalle che gli rendevano difficile socializzare coi coetanei.
    A conferma di un’infanzia difficile va ricordato che in una puntata commise un fallo su un attaccante avversario lanciato in contropiede e l’arbitro lo ammonì (una delle rarissime sanzioni disciplinari nonostante la consuetudine dei difensori di fare entrate spaccagambe sui vari Holly e Tom). Questo fatto sconvolse lui, i suoi compagni e tutto il pubblico.

  18. davide
    Posted April 7, 2010 at 3:49 pm | Permalink

    Grande!
    Io sono un ‘75 ma questo cartone animato ha segnato anche me!
    Sarebbe interessante indagare sul perché si intitoli Holly e Benji ma in realtà Benji non ci sia quasi mai…..
    d.

  19. kokiño
    Posted April 7, 2010 at 4:54 pm | Permalink

    http://www.youtube.com/watch?v=0fbxpnW52kk
    grandi gem boy!!!

    bella tim

  20. Posted April 7, 2010 at 5:23 pm | Permalink

    Fantastico l’articolo!!!
    Holly & Benji è il nome dato dalla TV italiana al fumetto il cui titolo è invece Capitan Tsubasa, riferendosi quindi al solo Tsubasa/Hutton. In altri paesi hanno deciso per altre coppie (Olive et Tom in Francia, ad esempio) e anche per nomi più fortunati dei calciatori e delle squadre!!!
    In ogni caso l’autore del fumetto ha detto esplicitamente che molti dei personaggi richiamano a calciatori veramente esistiti o esistenti e ricordo che il fumetto è ancora in pubblicazione con nuove serie in cui Holly è al Barcellona, Mark alla Juventus, ecc…
    Per tutti gli appassionati di Holly & Benji consiglio questa patch per FIFA 08 per PC fatta da me e il mio gruppo. Vi assicuro che è fantastica: http://www.youtube.com/watch?v=MIwDnJbiynw

  21. Gigi
    Posted April 7, 2010 at 6:34 pm | Permalink

    Complimenti per i due pezzi, veramente belli per tutti i ricordi che fanno venire in mente . Sono dell’ 83 e ovviamente durante gli allenamenti dei pulcini/esordienti abbiamo perso ore a provare la catapulta infernale (quanti infortuni…) e anche a saltare dalla traversa/pali per colpire meglio il pallone.
    Anch’ io stravedo per Julian Ross, secondo me potenzialmente il piu’ forte.
    Purtroppo di cartoni così belli non se ne vedono piu’, ma soprattutto che trasmettono valori cosi’ positivi come lo stare insieme (oltre agli altri messi in evidenza nei due pezzi).

  22. alef
    Posted April 7, 2010 at 6:39 pm | Permalink

    Ma Mellow a dire il vero è più accumunabile al giorno d’oggi a Pato, come caratteristiche tecnico-tattiche, che a Pirlo. Cioè con Pirlo non c’entra proprio nulla.

    Poi come detto da qualcun altro il suo ruolo era chiuso da Tom Baker in nazionale.

    All’epoca non so invece a chi potesse corrispondere, con Tsubasa (Holly) che era chiaramente un Roberto Baggio e Julian Ross Cruijff.

    Roberto Baggio, tra l’altro, che apparirà ”in persona” nelle stagioni più recenti della serie XD

  23. alessandro
    Posted April 9, 2010 at 5:35 pm | Permalink

    MA del fido e leale amico di Holly nonchè centrale difesivo nella NewTeam : Bruce Harper…. due parole per lui non li vuoi proprio spendere??

  24. Francesco
    Posted April 9, 2010 at 10:11 pm | Permalink

    Troppi di voi si basano sul solo cartone animato, lo stesso articolo per quanto bello e nostalgico è scritto da qualcuno che non conosceva nemmeno la storia di Santana o di Natureza (!) che si trovano nella serie Capitan Tsubasa World Youth regolarmente uscita in Italia..la vita di questi campioni prosegue e chi li segue DAVVERO saprà che ci sono ancora 2 serie…Capitan Tsubasa Road to 2002(ignobilmente trasmessa con molti cambiamenti su Italia1) che racconta i primi passi della generazione d’oro del calcio in Europa, e Capitan tsubasa Go for 2006…prima di dire cose strane o tirare fuori leggende(la ragazza di Julian che si vende a Holly….) documentatevi!!!

  25. Janis
    Posted April 10, 2010 at 2:42 pm | Permalink

    Complimenti per i post. Fortissimi. Qualche appunto però te lo faccio. Anche a me mi hanno riportato indietro nel tempo a tutti i pomeriggi passati davanti a H&B – sono del 1983 -, ma sono una femmina. Ergo, questo smonta la tua teoria secondo cui le femmine si ricordano solo la catapulta infernale et similia. Inoltre, sono molto appassionata di calcio, da sempre, seguo le partite più svariate (sono del Milan) e anche di categorie minori e, udite udite, so anche cos’è il fuorigioco. Sono tifosa, quindi, ma femminilissima e affatto lesbica :D . E in mia famiglia sono la primogenita, non ho fratelli maggiori. (Però ho un padre che si aspettava un maschio, che mi faceva giocare a calcio e mi chiedeva a memoria le varie formazioni :D ).

  26. gio
    Posted April 10, 2010 at 7:05 pm | Permalink

    Salve a tutti,
    come molti anch’ io sono cresciuto con i cartoni di Holly e Benji, ed ora, emigrato per lavoro in Francia ho per caso scoperto che anche qui ci sono molto appassionati di “Olive et Tom” , al punto che c’ é anche un negozio in linea che vende le magliette e altri prodotti della mitica serie!!!
    Ecco il link http://okawaclothing.com.
    Au revoir

  27. so
    Posted April 17, 2010 at 11:04 am | Permalink

    ho guardato tutti gli episodi di H&B, sono 1989, e seguo il calcio (anche praticato tempo fa, ma poi ho avuto un incontro ravvicinato con una tipa enorme che al posto di calciare la palla al volo ha calciato il mio ginocchio e da li mi sono fermata…)… c’è un ma… non seguo molto il calcio italiano! tifo juve, ma mi sono rotta.. i giocatori in questo ultimo periodo sono migliorati perchè riescono a farsi pagare anche rimanendo fermi in campo (chiamali scemi), e questo tipo di partite mi annoia, mi piace seguire campionati inglese e spagnolo che almeno hanno un po’ di gioco e sono divetenti… adoro H&B e spesso io e il mio ragazzo (1985) li rivediamo insieme in dvd e mi acorgo che ne so più di lui, quindi c’è qualcun’altra che smonta l’equazione donna : mila&shiro = uomo : H&B!
    W BRUCE HARPER!!!!

  28. ilaria
    Posted May 27, 2010 at 12:07 am | Permalink

    ciao, ho letto con grande piacere i due articoli. Sono nata nel 1983 e credo di essere l’unica bambina al mondo ad aver completato l’album delle figurine di Holly&Benji, tra l’altro l’unico della mia vita. Mi piaceva troppo questo cartone, come dici te era pieno i sentimenti buoni, di sogni che si realizzavano…Non so, mi è proprio rimasto nel cuore, tanto che ancora so la sigla a memoria! Grazie per queste due ottime dissertazioni!

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