Ultimi post

ARRIVEDERCI E GRAZIE

Ok, ci abbiamo messo una settimana per prendere il coraggio a due mani e scrivere il post più difficile dalla nascita di questo blog: quello di chiusura.
I mondiali sono finiti e con essi, come da sempre annunciato, si esaurisce la funzione di questo blog. Ringraziamo tutti; è stata una bellissima esperienza penso non solo per noi che ci abbiamo lavorato con passione e dedizione, ma anche per voi che ci avete letto, seguito, apprezzato e redarguito quando necessario. Siamo stati la dimostrazione che si può parlare di calcio in modo ironico, intelligente, approfondito e disincantato e siamo sicuri che cotanta energia sarà lo spunto per far fiorire in futuro iniziative sulla scia di questo ben riuscito esperimento.
Per ora, a nome della redazione e soprattutto di Stone Island, vi salutiamo calorosamente e vi invitiamo a seguire le attività di Stone Island attraverso il sito ufficiale e la dedicata pagina facebook.
A presto,
la redazione

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SuperMario City: la soluzione ideale?

A quanto pare sta succedendo davvero. SuperMario Balotelli lascia l’Inter e il campionato italiano, non è ancora certo ma è molto probabile. Con 30/35 milioni, ringraziando Mancini o – più difficilmente – Ferguson, Mario approderà a Manchester; resta solo da capire su quale versante: l’azzurro City o il rosso United. Nell’attesa di capire come andrà a finire ecco perché potrebbe davvero essere una soluzione che farà contenti tutti. Compresa la nostra nazionale.

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Cose da leggere per iniziare bene il week-end

Una rassegna stampa di link a letture calcistiche, buone per iniziare questo primo week-end in astinenza da calcio giocato:

- Moggi se la prende con Abete e dice la sua sul caso Moratti-Preziosi: “Ecco come mi vogliono imbavagliare tra segreti e mercato” (di Luciano Moggi, TMW)

- Roberto Beccantini scrive della crisi della nazionale e dell’assenza all’orizzonte di cure per i nostri mali: “L’Italia malata 11esima al mondo” (di Roberto Beccantini, La Stampa)

- Da Ardilles a Poborski: migliori/peggiori acquisti fatti dai club inglesi nelle stagioni dopo mondiali o europei “The Joy of Six” (di Paul Doyle, Guardian)

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Perché Mou a Madrid rischia il flop

Eccolo lì, finalmente, José Mourinho nel luogo in cui più si sente a suo agio (dopo una sala stampa, anche se finge di non amarle): un campo d’allenamento. Valdebebas: nord di Madrid, otto campi con vista sulla capitale; chi c’è stato assicura che è uno dei centri sportivi più incredibili al mondo. Riparte da qui Mou, cinquanta giorni (più o meno) dopo la finale di Champions vinta a soli pochi chilometri di distanza. Riparte con un primo allenamento  in cui mancano molti galacticos (il solo Benzema, sulla cui “galacticheria” ho qualche dubbio) ma in compenso ci sono parecchi canteranos: i ragazzi della primavera del Real che in questi anni le ha buscate, e non poco, da quella del Barça. Mourinho riparte da un posto che assomiglia molto al tetto del mondo del calcio eppure non sono sicuro che (a parte per l’assegno a sei zeri, ovviamente) ci sia da invidiarlo. Di seguito le ragioni. Read More »

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Dieci nomi per un pallone solo

Ok, anche i mondiali sono finiti. La stagione 2009/2010 va dunque ufficialmente in archivio nel segno di alcuni grandi protagonisti. Tra le squadre: l’Inter e la Spagna (ma anche il Barcelona): espressioni di modelli di gioco antitetici. Mourinho e Del Bosque: interpreti agli antipodi dello stare in panchina e tanti giocatori, almeno una decina, che possono legittimamente ambire a vincere il più ambito premio individuale di questo sport: il Pallone D’Oro di France Football di recente (finalmente) unificato con il Fifa World Player. Ecco i pro e i contro delle nostre dieci candidature (in ordine rigorosamente alfabetico).
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Come migliorare il mondiale

Pare sia semplice: moviola in campo, porte più grandi per aumentare il numero di gol, premi per la recitazione ai calciatori che simulano (“Best Faked Injury in Soccer Game”; “Best Clutching of the Ankle”; “Best Cry of Pain”), cappelli buffi per tutti gli allenatori dato che assomigliano ad assassini della mafia, e il divieto per i telecronisti di dire cose come, “Sarà dura recuperare” quando ci si trova sull’uno a zero. Almeno così sostiene il simpatico Michael Showalter (già co-creatore del surreale programma comico Stella per Comedy Central, con Michael Ian Black e David Wain, dello sketch-show The State e del finto talk show, The Michael Showalter Showalter, su collegehumor.com) in questo articolo. Prova che, anche se non ne sanno niente, quando gli americani prendono in giro il calcio, lo fanno bene.

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La delusione arancione vista da Amsterdam

Gli olandesi ci credevano seriamente che stavolta la coppa del mondo se la sarebbero portata a casa loro. Alla faccia del polpo Paul e del malocchio da finale che ha scacciato la vittoria oranje così tante volte in passato: a giudicare dall’uniformità cromatica della città alla vigilia di Olanda-Spagna, ad Amsterdam si era in odore di rivincita. Mentre io ed altri non-olandesi già ci fregavamo le mani sperando nel secondo Koninginnedag dell’anno, gli spocchiosi abitanti delle house boat sui canali del centro mettevano le mani avanti alla notizia della parata celebrativa in caso di vittoria. Niente sfasci spettacolari stile ‘88 quindi, quando dopo il trionfo della nazionale contro l’Unione Sovietica una folla arancio-vestita, annebbiata da orgoglio calcistico e da troppe lattine di birra, aveva imperversato per le strade della capitale sovraffolando le case galleggianti ed affondandole per il troppo peso.

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Tutto il mercato che non c’è

Si volta pagina. Svuotate delle cronache mondiali, le “prime” dei maggiori quotidiani sportivi si riempiono di notizie di raduni, conferenze stampa di nuovi allenatori, anticipazioni e intrighi di mercato. Intrighi nel vero senso della parola visto che in assenza di fatti tangibili e di soldi da spendere; il mercato post-mondiale resta magro di firme come quello pre e durante. Tuttavia le voci ci sono, vediamo di mettere un po’ d’ordine. Partendo dai campioni d’Italia, passando per la rinascita Juve, lo stallo Milan, la revanchista Roma e tutte le altre.
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L’accuratezza dei passaggi sul tetto del mondo

Posso dirlo? Lo dico: per me ha vinto la squadra più forte, quella che gioca il calcio migliore.
E lo ha fatto al culmine di una partita, la finale con la forte e bella Olanda, che non capisco francamente come possa essere stata bollata come brutta. Io a memoria non ricordo una finale del mondiale con così alto tasso tecnico e tattico allo stesso tempo, grazie anche e soprattutto a un’Olanda che sceglie l’unica via possibile per contrastare il tanto discusso (perché poi ancora non mi è chiaro) e ormai celebre possesso palla degli spagnoli: il pressing alto. L’onorevole prova di Robben e compagni non fa che dare ancora più valore al loro mondiale e, soprattutto e di conseguenza, anche a quello della Spagna neo Campione del Mondo. Read More »

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Ragioni semiserie per tifare Olanda

Un po’ di tempo fa, appena a ridosso dell’eliminazione dell’Italia, qui a SIFB avevamo fatto un sondaggino interno in cui un po’ tutti rispondevamo alla domanda “per chi tiferai adesso?”. Io scelsi Olanda e Germania per ragioni non solo calcistiche. Quindi va da sé che almeno per coerenza questa sera partirò simpatizzando per gli oranje, poi si vedrà. Eccovi un po’ di buoni motivi (semiseri) per cui dovreste prendere in considerazione l’idea di fare altrettanto.
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