A quanto pare sta succedendo davvero. SuperMario Balotelli lascia l’Inter e il campionato italiano, non è ancora certo ma è molto probabile. Con 30/35 milioni, ringraziando Mancini o – più difficilmente – Ferguson, Mario approderà a Manchester; resta solo da capire su quale versante: l’azzurro City o il rosso United. Nell’attesa di capire come andrà a finire ecco perché potrebbe davvero essere una soluzione che farà contenti tutti. Compresa la nostra nazionale.
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Eccolo lì, finalmente, José Mourinho nel luogo in cui più si sente a suo agio (dopo una sala stampa, anche se finge di non amarle): un campo d’allenamento. Valdebebas: nord di Madrid, otto campi con vista sulla capitale; chi c’è stato assicura che è uno dei centri sportivi più incredibili al mondo. Riparte da qui Mou, cinquanta giorni (più o meno) dopo la finale di Champions vinta a soli pochi chilometri di distanza. Riparte con un primo allenamento in cui mancano molti galacticos (il solo Benzema, sulla cui “galacticheria” ho qualche dubbio) ma in compenso ci sono parecchi canteranos: i ragazzi della primavera del Real che in questi anni le ha buscate, e non poco, da quella del Barça. Mourinho riparte da un posto che assomiglia molto al tetto del mondo del calcio eppure non sono sicuro che (a parte per l’assegno a sei zeri, ovviamente) ci sia da invidiarlo. Di seguito le ragioni.
Ok, anche i mondiali sono finiti. La stagione 2009/2010 va dunque ufficialmente in archivio nel segno di alcuni grandi protagonisti. Tra le squadre: l’Inter e la Spagna (ma anche il Barcelona): espressioni di modelli di gioco antitetici. Mourinho e Del Bosque: interpreti agli antipodi dello stare in panchina e tanti giocatori, almeno una decina, che possono legittimamente ambire a vincere il più ambito premio individuale di questo sport: il Pallone D’Oro di France Football di recente (finalmente) unificato con il Fifa World Player. Ecco i pro e i contro delle nostre dieci candidature (in ordine rigorosamente alfabetico).
Gli olandesi ci credevano seriamente che stavolta la coppa del mondo se la sarebbero portata a casa loro. Alla faccia del polpo Paul e del malocchio da finale che ha scacciato la vittoria oranje così tante volte in passato: a giudicare dall’uniformità cromatica della città alla vigilia di Olanda-Spagna, ad Amsterdam si era in odore di rivincita. Mentre io ed altri non-olandesi già ci fregavamo le mani sperando nel secondo
Posso dirlo? Lo dico: per me ha vinto la squadra più forte, quella che gioca il calcio migliore.
ARRIVEDERCI E GRAZIE
Ok, ci abbiamo messo una settimana per prendere il coraggio a due mani e scrivere il post più difficile dalla nascita di questo blog: quello di chiusura.
I mondiali sono finiti e con essi, come da sempre annunciato, si esaurisce la funzione di questo blog. Ringraziamo tutti; è stata una bellissima esperienza penso non solo per noi che ci abbiamo lavorato con passione e dedizione, ma anche per voi che ci avete letto, seguito, apprezzato e redarguito quando necessario. Siamo stati la dimostrazione che si può parlare di calcio in modo ironico, intelligente, approfondito e disincantato e siamo sicuri che cotanta energia sarà lo spunto per far fiorire in futuro iniziative sulla scia di questo ben riuscito esperimento.
Per ora, a nome della redazione e soprattutto di Stone Island, vi salutiamo calorosamente e vi invitiamo a seguire le attività di Stone Island attraverso il sito ufficiale e la dedicata pagina facebook.
A presto,
la redazione